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A cura di Fabio Iavarone
Ultima modifica: 21/03/2010

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Una rara “editio princeps” del Carducci
Data Art.(12/02/2004)
Curatore: Fabio Iavarone

L’opera in questione. “A GALILEO GALILEI”- Sonetto, . è un foglio volante stampato in anonimo a Firenze nell’anno 1859. La rarità di tale pubblicazione la si può desumere dal fatto che nel I volume dell’edizione Nazionale delle opere di Giosue Carducci (vedi pag. 511 op.cit.) i curatori, mancando del foglio a stampa originale, ricostruirono tale sonetto da alcuni intricati invii autografi dello stesso Carducci, tale lavoro di ricostruzione appare discordante in alcuni punti nei confronti della pubblicazione originale.
Descrizione bibliografica dell’edizione originale carducciana: A/GALILEO (incisione: effige del mezzo busto di Galileo) GALILEI (Firenze), tipografia Torelli, con approvazione. Anno 1859./ foglio volante , color verde bandiera, stampato al solo verso, testo inquadrato da una cornice tipografica – un filetto- con angoli ornati da motivi floreali molto stilizzati;sopra il taglio superiore della cornice è impressa la data in caratteri a rilievo: ANNO 1859.sotto il taglio inferiore di tale cornice è riportata la sottoscrizione tipografica “tipografo torelli con approvazione”. Il testo all’interno della cornice ornamentale, inizia con la seguente dedica epigrafica: PER L’ANNIVERSARIO/ DELA (sic!)/ NASCITA DEL SALVATORE/ I GIOVANI/ DEL CAFFE’ GALILEO/ A’ LORO RICORRENTI/ OFFRONO IL PRESENTE SONETTO/ segue un fuso tipografico stilizzato. Segue il titolo: A/ GALIEO –Effige- GALILEI. Di seguito senza alcuna firma il sonetto:

    Quante del ciel per le intetate vie Stele il tuo contemplate occhio irraggiaro, Savio d’Etruria! e come liete e pie Il travaglioso spirito quietaro! Ma ridente alle tue piagge natie Di libertà la stella, ahi! Non miraro Gli occhi tuoi sacri: e frodi e tirannie L’ingegno vincitor t’imprigionaro. Pur serena e amorosa alla tua prole Sorride oggi la stella: e quai dispensa Raggi vitali dall’eterea mole! Deh! Fin che l’alma a Dio volge e pensa, Risplenda immonda a noi, siccome il sole Che tu fermasti su la curva immensa.

lo stesso Giosuè Carducci in un breve schizzo pubblicato nel 1881 riporta un succulento commento sul tipografo Emilio Torelli: “ Era del 1852; e io studiavo, o, a dir meglio non studiavo affatto, filosofia dagli scolopii. Stavo vicino di casa in via romana con Emilio Torelli stampatore, e già dei fedeli, dei veramente e onestamente fedeli, di F.D. Guerrazzi. Egli mi chiese il sonetto. Come dir no a un democratico del ’48, che aveva tale una franca impastatura tra di soldato o di ciompo (egli fu capitano dei municipali, e sua madre era piemontese), e portava sempre uno smisurato cappelli o di felpa o di paglia, all’ombra delle cui grandi ale poteva riparare una cospirazione? Diedi il sonetto; e fu stampato anonimo” per ulteriori approfondimenti si consiglia: Torquato Barbieri- articolo pagg. 419-421 de L’archiginnasio- anno LV-LVI numero unico.

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Traduzione in inglese a cura della Dott.ssa Agnese Rivieccio
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