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A cura di Fabio Iavarone
Ultima modifica: 21/03/2010

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Studi sulla funzionalità e leggibilità dei caratteri a stampa
Data Art.(30/01/2004)
Curatore: Fabio Iavarone

L’invenzione della stampa ha dato all’umanità enormi potenzialità per lo sviluppo e diffusione di cultura, scienze e civiltà, consentendo di fatto di divulgare idee ed esperienze ad una moltitudine di uomini che, usufruendo della lettura, è divenuta sempre più ampia. La lettura comprende di per sé una serie di fattori che potremmo definire “interdipendenti”, vale a dire non limitati alla preparazione del testo stampato e del lettore, ma anche l’atto intellettivo e psichico della decifrazione di segni grafici. La prima analisi realizzata su di uno stampato è di ambito estetico artistico,dove sono esaminate prerogative quali: l’equilibrio tra il bianco ed il nero, i margini, la qualità della carta adoperata, il tipo d’inchiostro, il carattere utilizzato etc. A tale analisi anzi descritta ne segue un’altra inerente la leggibilità e la funzionalità del foglio stampato. Le richieste di un lettore infatti oltre che riguardare l’ambito artistico, tendono ad ottenere un prodotto che gli consenta di assimilare concetti nel minor tempo possibile tramite un “Impostazione grafica” di rapida fruibilità. Il “segno grafico” diventa la base di appoggio sulla quale la “mente” del lettore sviluppa una serie di azioni, quali ad esempio: la memorizzazione di informazioni ed il completamento delle stesse, lo sviluppo logico ed il coordinamento delle succitate informazioni. Di particolare importanza nell’ambito della funzionalità di uno stampato sono dunque i segni grafici e dunque la costruzione ed il “disegno” di un carattere tipografico e la sua conseguente leggibilità. Esistono numerosi studi circa l’evoluzione delle scritture, gli stili, l’evoluzione dei caratteri latini, etc. ma tali studi sono quasi tutti sviluppati sul piano artistico e stilistico, poche, invece, sono le ricerche realizzate sulla “funzionalità del disegno degli alfabeti”. La storia della scrittura in Italia e nei paesi occidentali in genere raggiunge un importantissimo traguardo quando fu realizzato e “disegnato” l’alfabeto romano-latino, successivamente si presentarono ulteriori esigenze grafiche quali: la semplificazione di segni per una rapida fruibilità del testo scritto. Nella ricerca di Segni grafici adatti ad una lettura veloce, si sono cimentati numerosi artisti, atti a presentare nel tempo soluzioni sempre diverse e le idee migliori, anche se interessanti dal punto di vista artistico, sono state sempre selezionate dal punto di vista funzionale; difatti il lettore “esige” per la lettura lo “strumento” carattere e quest’ultimo se “appesantito” da un qualsiasi intralcio osteggia l’efficienza della lettura stessa, un qualsiasi testo a stampa a meno che non si parli di documenti di elevato interesse, se non è particolarmente leggibile è automaticamente scartato dal lettore. La selezione anzi accennata , mai approfondita nel corso dei secoli che vanno dal rinascimento al romanticismo, è comunque intrinseca e vincolante per leggi di mercato editoriale , la “funzionalità” dei caratteri è stata sistematicamente studiata solo nell’ultimo secolo ed in particolar modo dopo l’avvento della teoria della percezione (gestalttheorie). Dagli studi scientifici perpetrati si evidenziano le peculiarità dei caratteri Romani antichi e dei caratteri realizzati in epoca rinascimentale di evidente trascendenza classica. I caratteri di epoca rinascimentale posseggono la capacità di differenziare il più possibile ogni lettera e l’eventuale aggiunta di caratteristiche artistiche non altera mai la struttura fondamentale delle lettere. Dagli studi tratti da un saggio di Francesco Simoncini sono delineabili i punti di forza e dunque l’efficacia di un alfabeto minuscolo di origine rinascimentale: · i caratteri sono realizzati con aste verticali grosse con struttura parallela e non uniforme · le aste sono di lunghezza corta, media e lunga con ascendenti più alte delle lettere maiuscole · le aste verticali sono spesso abbinate a gruppi o a corrispettive aste oblique · nonostante le grazie (arricchimenti artistici) le lettere sono proporzionali e ravvicinate, le stesse grazie sono realizzate secondo dei criteri di rapida comprensibilità e leggibilità. · le lettere “basse” formano una ben tagliata linea di guida nella scrittura · la grandezza del corpo e 10 gli stessi studi del Simonicini hanno messo in evidenza come tra aste con ascendenti e discendenti (vale a dire di diversa lunghezza) derivate dai caratteri precedentemente descritti ed alcuni caratteri realizzati da aste verticali (di stessa lunghezza) , prendendo un gruppo d’esame di persone abituate alla lettura tra i 20 e 40 anni, la percentuale di errore ascrivibile al primo gruppo nella memorizzazione di un una serie di simboli in 3 righe tipografiche era di poco più della metà degli errori nella memorizzazione di un brano identico stampato con aste senza ascendenti e discendenti. - le esperienze della scienza medica Maccolini: “…(circa la letteratura infantile)…la lettura è un atto intellettivo che consiste nell’interpretazione e nella rappresentazione psichica di treni di impulsi, che si trasmettono dall’occhio verso la corteccia per vie specifiche e connessioni intersensoriali e che sono la traduzione in simboli biologici di stimolazioni esterne da immagini di linguaggio rappresentato in segni illuminati e colorati di determinate forme e dimensioni. ….il sistema visivo, anche a livello periferico, mette in opera un complesso meccanismo di correzione, atto a facilitare l’estrazione degli stimoli dell’ambiente” Blackwell: le sue indagini approfondiscono lo studio e le capacita di assimilazione delle informazioni da parte dell’apparato visivo. Gli occhi, secondo lo studioso, prima fissano un solo punto del campo visivo, poi i due occhi modificano il loro accomodamento e la loro convergenza in modo da produrre, nelle due retine, delle immagini nette che diano luogo ad una fusione binoculare “…gli occhi si soffermano su determinati punti e ne saltano altri, e ciò indica chiaramente la condizione temporale e l’intensità degli aspetti ricettivi e di quelli induttivi e assimilativi di questa attività…” Burt: lo studioso filmò i movimenti dell’occhio umano durante la lettura per mezzo di un raggio di luce, su un nastro in movimento continuo costante, con registrazione dei valori di tempo raffrontati alla linea di scrittura. Allo studioso risultò che con lettori pratici si hanno dalle 5 alle 7 pause per linea. Ogni pausa dura un quarto di secondo e la più lunga avviene vicino all’inizio della riga. “…si verificano frequenti regressioni di movimento, l’occhio oscilla all’indietro per riesaminare ciò che aveva appena passato…durante ogni singola pausa può essere individuato un itero gruppo di lettere, ma il numero di lettere individuato varia largamente in rapporto ai gruppi ed in rapporto alla natura della stampa…in media un esperto lettore può leggere con una sola occhiata, un gruppo di circa 5 lettere prive di senso, se tali lettere formano delle brevi parole con senso compiuto egli ne può leggere 20, o perfino 30” le correlazioni con la gestalttheorie : “l’esperienza del tutto, è immediata e primitiva e non c’è affatto bisogno di ricorre all’esperienza passata e, quindi, al gioco delle associazioni per spiegarla…la lettura: Leggere è ben più che divenir coscienti dell’immagine retinica formata dalle singole lettere. Ogni parola è una totalità , non un insieme di elementi associati…di solito si legge solo l’inizio della parola e si passa alla parola immediatamente successiva: si legge anche ciò che non si vede , o si legge giusto anche se vi è un errore. (tali enunciati sono da contrapporre all’ipotesi della costanza contro la quale si opponevano gli studiosi della Gestalt)” (Mario Viglietti) . ELEMENTI BASE PER LA COSTRUZIONE DI UN CARATTERE Di Aldo Novarese Aldo Novarese è stato uno dei più importanti compositori e creatori di segni “alfabetici” utilizzabili nell’ambito tipografico: “…nel disegno del carattere esiste una precisa nozione culturale e sarebbe un bene che il grafico comprendesse le difficoltà esistenti nel creare forme nuove, per poterle apprezzare nel suo giusto valore ed evitare le critiche, il più delle volte ingiuste, su un lavoro che è costato molta fatica.Creare una pagina pubblicitaria non è facile, però i mezzi per realizzarle non mancano; mentre per disegnare un alfabeto i mezzi non contano, è la sola immagine del segno che gioca il suo ruolo. Per disegnare un carattere occorre una sensibilità non comune nel valutarne la forma e nel dosare le proporzioni fra lettera e lettera, e occorre una propria esperienza ottica che nessuna scuola potrebbe insegnare. L’esercizio di questa arte richiede una mente sveglia, idee chiare, una notevole autocritica, una pazienza da certosino, fantasia ed estro. Questo spiega perché esistano pochissimi stampatori di caratteri nel mondo. Molte volte si sente dire che la forma della lettera si è conclusa con i tipi dei garamond e che crearne di nuovi è solo ambizione degli artisti. Allora perché l’uomo ha abbandonato il vestito tratto dalla pelle dell’orso? Non era già coperto? Esistono dei caratteri che nel breve volgere di anni si sono esauriti e che forse saranno di moda nel domani, altri che da decenni servono alla base delle nostre tipografie. Occorre creare alfabeti nuovi? La dovizia di forme che appaiono nei cataloghi delle fonderie è notevole, eppure la novità è necessaria, anche se la tendenza è quella di uniformare la tipografia su pochi tipi. Se oggi il lineare è uno dei caratteri preferiti, domani altri tipi potranno sostituirlo perché l’uomo difficilmente si adatta a lungo alle solite cose, egli aspira a nuovi orizzonti a shock visivi e noi disegnatori di caratteri siamo pronti ad accontentarlo. È noto che il carattere riflette ed esprime lo stile ed il clima dell’epoca in cui e nato: il maiuscolo, che nei tempi imperiali dominava dall’alto degli archi di trionfo, ha perso oggi gran parte della sua importanza e il miniscolo è assai più adottato grazie alla decoratività delle sue lettere. Studi per unire in un’unica forma il maiuscolo ed il minuscolo hanno avuto poco successo, perché, sebbene il maiuscolo sia meno usato che il minuscolo, devono essere entrambi distinti come segni ben precisi, anche se nel futuro assumeranno forme sempre più schematiche. Sarebbe auspicabile che tutto il mondo potesse un bel giorno adottare un medesimo segno alfabetico…il carattere è quindi qualche cosa di vivo, di dinamico che il domani adatterà sempre più alle nostre esigenze indipendentemente dal fatto che esso sia studiato dal tecnico o dall’artista… Nel formare le lettere del nostro alfabeto, occorre , oltre a conoscere l’evoluzione di esso, avere le nozioni ottiche indispensabili per correggere le aberrazioni che la nostra retina continuamente impressiona attraverso la nostra visuale…” Bibliografia essenziale: · costa, V.- battisti, G.-Miccioli, F.- criteri igienistici di scelta dei caratteri a stampa e della composizione dei libri di testo e nella letteratura infantile in “tecnica sanitaria” n° 5 1964. (pag. 551) · novarese, A.- alfa-beta, lo studio e il disegno del carattere. Torino 1964 · pellitteri, G.- atlante tipologico. Torino, 1963 · pellitteri, G.- stefanelli, G. e Miccoli, F.- tipocomposizione. 3 volumi. Torino, sei, 1960 · pellitteri, g. stefanelli, g.- il carattere. Roma, 1947 · schults, w.f.- come fare una buona stampa. In “the graphic arts”. Luglio 1964. · Simonicini, f.- leggibilità e funzionalita dei caratteri da stampa. In enciclopedia della stampa , volume quarto. · Viglietti, M. la psicologia della forma e la gestalttheorie in enciclopedia della stampa, volume quarto. · Novarese, A.- elementi base per la costruzione di un carattere. In enciclopedia della stampa volume quarto.

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Traduzione in inglese a cura della Dott.ssa Agnese Rivieccio
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